10 cose da sapere sullo sbiancamento dentale

Avere denti bianchi e un sorriso splendente è uno dei desideri più comuni. Per realizzarlo, è possibile ricorrere allo sbiancamento dentale, un trattamento estetico tra i più richiesti, utile a riportare i denti al loro colore naturale e a eliminare eventuali macchie o patine scure dallo smalto.

Ma, come funziona lo sbancamento dentale? Scopriamo insieme le 10 cose più importanti da conoscere.

1) Lo sbiancamento non danneggia lo smalto dei denti.

Per sbiancare i denti si usano il perossido di idrogeno e di carbammide, sostanze dall’azione ossidativa che a contatto con la superficie dei denti liberano l’ossigeno disgregando le pigmentazioni.

Lo sbiancamento dentale professionale non necessita di acidi aggressivi, pertanto non altera o rovina lo smalto dei denti.
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2) Come viene effettuato lo sbiancamento dei denti?

Innanzitutto, il dentista protegge labbra e gengive con un apposito prodotto che impedisce arrossamenti e danni collaterali. Successivamente, applica il gel sbiancante sui denti e lo lascia in posa per 30 – 60 minuti.

L’attivazione del composto avviene grazie a una lampada LED che permette l’apertura dei pori dello smalto dentale (sbiancamento dentale LED).
Spesso, per raggiungere il risultato perfetto, la terapia professionale viene completata in 2 o 3 sedute e richiede che, anche a casa, vengano indossate delle mascherine sbiancanti per alcune notti.
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3) Lo sbiancamento dentale non fa male.

Il trattamento è poco invasivo, sicuro e assolutamente indolore. Può capitare solo che, per qualche giorno, i denti sbiancati siano più sensibili degli altri.

Nelle 48 ore successive allo sbiancamento, per aiutare il dente a mantenere la colorazione raggiunta e a superare velocemente questo lieve disturbo, è importante non fumare e seguire la “dieta bianca” prescritta dal dentista.
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4) Il trattamento non funziona allo stesso modo su tutte le macchie.

Chi ha denti che si sono gradualmente ingialliti nel corso degli anni [ad esempio a causa del fumo], otterrà sicuramente i risultati migliori. Esistono però alcune macchie, come quelle causate dall’assunzione di determinati farmaci [tetraciclina] sulle quali anche lo sbiancamento professionale dei denti non funziona. In questi casi, il dentista, indirizzerà il paziente verso soluzioni alternative quali faccette dentali o corone.
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5) Quando si può effettuare lo sbiancamento?

Nella maggioranza dei casi, i pazienti che si sottopongono a questo trattamento hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, fumano [o hanno fumato] e sono in prevalenza donne.

Lo sbiancamento, pero, è adatto a tutti, l’importante è che non ci siano carie, patologie in corso e che i denti non siano troppo sensibili. Il consiglio per chi vuole ottenere un risultato ottimale è quello di sottoporsi prima a una seduta di igiene dentale professionale e poi allo sbiancamento.
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6) Quanto dura lo sbiancamento dentale?

L’effetto sbiancante di un trattamento correttamente effettuato dura da uno a due anni. Il fatto che in alcuni casi la durata sia differente dipende dai prodotti e dalle tecniche utilizzate dal dentista, dalle abitudini del singolo individuo [fumo, alimenti consumati] e dalla colorazione originale dello smalto. Non è detto infatti che tutti possano raggiungere il bianco perfetto.
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7) Cosa incide sulla colorazione dei denti?

Cibo, bevande, fumo e anche un particolare tipo di collutorio sono responsabili della formazione di macchie o dell’opacizzazione dei denti.

Partiamo dagli alimenti: vino rosso, caffè, tè, pomodoro, curry, frutti di bosco, liquirizia, salsa di soia, sono i prodotti alimentari più pericolosi. Chi ne consuma in abbondanza dovrebbe cercare di lavare bene i denti dopo averli mangiati.

Il tabacco contiene catrame, sostanza per natura di colore scuro, e la nicotina che insieme all’ossigeno dà origine a una sostanza gialla che si deposita sullo smalto dei denti. I fumatori, per evitare la formazione di macchie sui denti, dovrebbero sottoporsi periodicamente a sedute di igiene dentale professionale.

La clorexidina, inoltre, un antibatterico contenuto in alcuni collutori specifici post operazioni chirurgiche, deve essere utilizzata per un limitato periodo di tempo perché può causare la comparsa di macchie antiestetiche.
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8) Lo sbiancamento dei denti non sostituisce una seduta di igiene professionale.

Pulizia professionale e sbiancamento non sono la stessa cosa. La prima si effettua ogni 6 mesi dal proprio igienista di fiducia, agisce sullo smalto e ha una valenza curativa e preventiva. Il secondo, invece, rappresenta solo un trattamento estetico che può andare a completarne l’efficacia.

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9) Lo sbiancamento dei denti non ha controindicazioni.

Come già accennato, l’unico possibile effetto indesiderato è uno stato di ipersensibilità dei denti che può durare al massimo 72 ore dopo il trattamento. È consigliabile, però, lasciar passare almeno 6 mesi tra un trattamento di sbiancamento e un altro.
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10) Attenzione allo sbiancamento dentale fai da te.

Cercando online è possibile imbattersi in tanti “rimedi della nonna” che promettono di sbiancare i denti a casa senza bisogno di andare dal dentista. La maggioranza di queste soluzioni, però, non funziona o è dannosa per lo smalto dentale. Il bicarbonato di sodio, ad esempio, può avere un’azione corrosiva; i prodotti sbiancanti venduti nei negozi hanno poca efficacia perché, di solito, non contengono perossido di idrogeno; i dentifrici sbiancanti sono molto aggressivi e, a lungo andare, possono rovinare la superficie dentale.

Chi ha denti bianchi e ben curati può vantare un ottimo biglietto da visita. Un dentatura perfetta va protetta e trattata con la giusta attenzione, anche dal punto vista estetico. Come? Rivolgendosi solo a dentisti e igienisti esperti in grado di proporre le soluzioni più adatte a seconda del singolo caso.
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